«Molti si sono chiesti come mai ci sono voluti quasi tre anni per preparare il mio quarto disco ufficiale. La verità è che non riuscivo mai a essere completamente soddisfatto del lavoro che stavo facendo. Tutto mi sembrava già sentito, già scritto, già fatto. Cosi ho scelto di inserire nel disco solo i pezzi che mi sembravano più “unici” e più “nuovi”, se così si può dire. Ho deciso di tenere pochi pezzi, rispetto allo standard di un disco rap, e di puntare sulla qualità e non sulla quantità».
Se ANIMALE IN GABBIA è il titolo del nuovo album di Mondo Marcio, LIBERTÀ è il presupposto che ne sta alla base e che lo giustifica: libertà artistica innanzitutto, nel decidere tempi e modi che hanno portato alla realizzazione di questo lavoro. Libertà espressiva in secondo luogo, nello scegliere con cura argomenti e basi che lo ispirano e lo compongono. Stando lontani da stereotipi di (vero o falso) successo, mettendo avanti la propria personalità (Mondo Marcio) rispetto al genere musicale (hip hop), e rifiutandosi di offrire quello che oggi, da un album di genere, ci si può aspettare: niente papponi qui, niente troie, nessuna apologia della malavita e della scalata danaro > potere > donne. Sarebbe troppo facile, e nemmeno originale.
Animale in gabbia è piuttosto un viaggio negli inferi, nell’eterna diatriba tra Bene e Male, alla ricerca e alla scoperta della nostra parte scura, malata, violenta, che rimane silente e nascosta da riti rassicuranti, convenzioni e dall’autocontrollo. Ma che tuttavia non scompare, anzi, resta dietro l’angolo, pronta a venir fuori alla minima discesa delle nostre difese razionali. Se fosse un flm di Al Pacino non sarebbe il Tony Montana di Scarface ma il John Milton de L’avvocato del diavolo. Animale in gabbia è un disco duro, ma non pesante: c’è al contrario in Mondo Marcio la voglia espressa di intrattenere chi ascolta, di farlo sentire come a un concerto, dandogli al tempo stesso l’opportunità di riflettere sul giro folle che hanno preso le cose. Emblematico in questo senso il brano “Tutto a posto”, una cronaca di ordinaria follia che ci vede, a diverso titolo, tutti protagonisti e vittime dello stesso sistema, ognuno Animale in gabbia per qualche motivo, dipendente da qualcosa che lo rende schiavo (e c’è chi è schiavo della propria libertà, o meglio dell’idea assolutamente irreale che ne ha), incapace di vivere appieno secondo coscienza. Il tema è universale, ma anche personale, perché è quello che Mondo Marcio si è trovato a vivere nel periodo immediatamente successivo al proprio successo. È soltanto facendo due passi più avanti, e trovando la forza per farli, che è possibile andare “oltre” il primo lampione, e ritrovarsi più forti e determinati. Animale in gabbia è nato così, dalla voglia di tornare ad essere – e rimanere – il Mondo Marcio di “prima”, il Mondo Marcio di sempre. Lontano dalle logiche perverse del successo, ma comunque determinato a voler comunicare la propria visione delle cose, le passioni, i pensieri e le paure che si agitano dentro. E di farlo a modo suo:
«quelli di ANIMALE IN GABBIA sono pezzi fatti per divertire, per cantare, per spaventare, fondamentalmente per emozionare chi li ascolta. Mi stava particolarmente a cuore esprimere questo concetto: essere animali in gabbia e' una metafora che penso riguardi ognuno di noi. Scegliere di pubblicare questo disco con l’etichetta Mondo Records mi ha permesso di fare un tipo di musica che non avevo mai potuto fare prima, e stavolta mi sento soddisfatto al 100% di ogni pezzo inserito nel disco.
Dopo sei album, questa è la prima volta.”
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