Otherwise Filippo Tirincanti

 

Otherwise è l’atteso esordio discografico di Filippo Tirincanti, la promessa della nuova scena musicale italiana.

“Un lavoro che abbraccia sonorità soul, blues e jazz con la voce di Tirincanti in bilico tra quella di Rod Stewart e del giovane crooner inglese Jamie Cullum”. Così lo ha raccontato l’Ansa in una recente intervista che preannunciava l’uscita discografica di Otherwise, il primo album del cantante e chitarrista Filippo Tirincanti.

Archiviata l’esperienza fondamentale con Sananda Maitreya, al secolo Terence Trent D’Arby, con cui ha svolto un tour mondiale, preceduta da una lunga esperienza on the road negli States e molti fortunati incontri tra cui quello con Whitney Houston, Filippo pubblica Otherwise: “è un lavoro senza alcun compromesso”, racconta Filippo, “mi sono sentito libero di comporre musica e scrivere testi che mi rappresentano totalmente”.

12 tracce, tra cui l'unica cover dell'album Get Up Stand Up di Bob Marley e Peter Tosh, tra cui il singolo Reality, “un brano in cui cerco di raccontare per immagini il mio rapporto con l'Infinito”, dice Filippo. Inoltre, l’altro singolo, She Smiles, è stato scelto per un nuovo spot pubblicitario, in onda dal 24 aprile.

Pubblicato su etichetta indipendente Eleven, distribuito dalla Edel, il disco è stato arrangiato da Luca Mannutza. pianista di chiara fama e di provenienza jazz così come gli altri componenti della band: Fabrizio Bosso alla tromba, Egidio Marchitelli e Roberto Cecchetto alle chitarre, Francesco Puglisi al basso e Lorenzo Tucci alla batteria. Michele Santoro ha curato gli arrangiamenti degli archi, eseguiti dal BIM String Quartet. Un cameo è stato regalato dalla chitarra di Randy Bernsen sul brano che da il titolo al disco.

Testi carichi d’ispirazione e densi di sonorità - con arrangiamenti perfettamente curati e adattati al protagonista - e i meravigliosi tappeti sonori dei prestigiosi musicisti coinvolti nel progetto, sono però solamente una delle anime di questa proposta. Un’altra è certamente rappresentata da quell’universo sonoro magmatico e materico che si ritrova nell’atteggiamento naturalmente coinvolgente di Filippo sul palco. “Il successo può arrivare all'improvviso ma anche essere assolutamente effimero”, racconta Tirincanti all’Ansa, “ per consolidare il proprio talento invece è importante la gavetta e l’esperienza dei live. In questo l’America mi ha insegnato molto”.

 

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FORMAZIONE

Filippo Tirincanti: voce e chitarra

Luca Mannutza: pianoforte, fender rhodes, organo hammond

Francesco Puglisi: basso e contrabbasso

Lorenzo Tucci: batteria 

Roberto Cecchetto: chitarre

Egidio Marchitelli: chitarre 

Fabrizio Bosso: tromba

BIM String Quartet: archi

 

Biografia

Nasce il 18 gennaio 1974 a Rimini e i primi 19 anni li passa a Riccione. 

Grazie al padre, chitarrista, a soli 5 anni scopre i Beatles, Little Richard, Jaco Pastorius, i Led Zeppelin, i Deep Purple, ma soprattutto Jimi Hendrix, innamorandosi perdutamente del brano One Rainy Wish. Hendrix entra subito nella sua vita, Filippo ritiene che abbia rivoluzionato il mondo della musica, ed è stato lui uno dei motivi per cui avrebbe poi viaggiato verso gli Stati Uniti.

Dai 5 ai 10 anni studia batteria e a 14 realizza che avrebbe dovuto suonare la chitarra. In quegli anni è sempre circondato da musicisti, in particolare Onorino Tiburzi, un noto bassista della zona che lo prende con sé e lo fa esibire nella sua band. Filippo si ritrova al fianco di musicisti con esperienza e coi quali spesso suona al Moxie di Riccione dove il chitarrista di Zawinul, Randy Bernsen, che già conosceva da tempo, gli propone di andare a studiare in Florida.

In realtà Filippo negli Stati Uniti ci finisce a 19 anni. Prima tappa del viaggio la tomba di Jimi Hendrix a Seattle. Da Seattle percorre tutta la West Coast e dopo una sosta in Arizona, al Grand Canyon decide di volare a  New York.

Passano solo due mesi dal rientro in Italia e Filippo, al rinnovato invito di Randy, decide di trasferirsi in Florida, a Fort Lauderdale. Lì si mantiene lavorando nel ristorante Da Angelo, dove suona musica italiana (Pino Daniele, Vasco Rossi). Compra una Olds Mobile del 1974, che non andava mai. “Giravo le chiavi per spegnerla e non si spegneva”.

Un giorno promette al suo amico Randy di preparare il tiramisù per un suo party, al quale sapeva che avrebbe incontrato due figli di Jaco Pastorius, Felix e Julius. “Sono entrato nell’appartamento dove Jaco aveva vissuto e ho toccato il suo pianoforte". 

Filippo racconta anche: "quello stesso giorno, all'ora di pranzo, ci fermammo in un bar italiano e, mentre mangiavamo, arrivò uno e ci disse che la nostra macchina era in fiamme. Quando uscimmo era troppo tardi, l’avevamo persa. Arrivò il carro attrezzi e ci lasciò 120 dollari per il ferro che portava via”.

Da quel momento Filippo inizia a fare su e giù tra Italia e Stati Uniti, fin quando non si ferma in Italia per fare un lungo tour con Cico Cicognani, Pier Foschi e Cinda Ramseur. Un giorno accade una cosa curiosa. “Siamo in Francia, in un club frequentato da piloti di Formula 1 e gente facoltosa, Cinda ci dice che probabilmente la sera sarebbe venuta Whitney Houston. Noi non le crediamo, ma mentre mangiamo vediamo arrivare due limousine, degli omoni bloccano le porte ed esce Whitney Houston con la sua band che si fermano a mangiare e poi, mentre suoniamo un pezzo di Tony Braxton a metà serata, lei prende due coriste, le porta sul palco e si mette a cantare. Whitney afferra il microfono e, a due passi da me, canta un gospel e un blues: noi rimaniamo paralizzati dalla gioia”

Dopo questi due anni Filippo riprende a frequentare assiduamente gli Stati Uniti, visita 29 stati, fa due volte in macchina Los Angeles – New York, l'11 Settembre si trova nel New Jersey:

 “...raccontai un sogno a due miei amici: ero su una collina e vedevo aerei che bombardavano una città. Accadeva due mesi prima dell’attentato. Me lo dimenticai, il sogno, e mi fu ricordato da loro in quell'occasione. Due giorni prima avevamo dormito a 300 metri dalle torri”.

Qualche mese dopo Filippo torna in Italia, porta con sé una cantante hip hop, Adrienne L.Riley, con la quale lavora in studio ad alcuni suoi brani. Durante un concerto con Adrienne, viene notato da Darren Darby, fratello di Sananda Maitreya. “Dopo dieci giorni fui contattato per un’audizione. Mi chiamarono per il tour mondiale di Sananda, era il 2002”.

In venti mesi il tour attraversa tutta l’Europa due volte, gli Stati Uniti, l’Africa.

“La prima volta che vidi Sananda avevo 12 anni, era alla televisione ospite di una trasmissione condotta da Adriano Celentano. Ne rimasi folgorato. Quando ero in California uscì “Vibrator” che ascoltai ininterrottamente per un giorno intero, in particolare Holding On To You. Lo ammiro moltissimo, non avrei mai immaginato di suonare con lui, quel tour mi ha spronato molto nella mia ricerca musicale”.

Non meno importante nella vita di Filippo è l’incontro, durante le prove di quel tour, con Jessica Johnson, afroamericana da parte di padre e olandese da parte di madre, che sarebbe presto diventata la mamma del loro figlio Jacomo. “Dopo poco che ci frequentavamo mi raccontò che suo padre era cresciuto con Jimi Hendrix perché la bisnonna era una sioux. Un giorno vidi un video e delle foto che li ritraevano insieme, era proprio vero, non volevo crederci”.

Questi ultimi 9 anni Filippo li ha trascorsi a Monaco, con il figlio Jacomo (“lei ha scelto il nome italiano ma io le ho chiesto di mettere la J, come Jimi, Jaco e Jessica”). 

Tra tutti i grandi chitarristi che ammira Filippo ne ha due nel cuore: Jimi Hendrix e Scott Henderson. Per i cantanti è diverso, il ventaglio va da Chris Cornell a Frank Sinatra, da David Coverdale a Wilson Pickett, però la voce che più ancora adesso lo emoziona rimane quella di Sananda Maitreya. 

C'è un altro mito per Filippo, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò...ma questa è un altra storia.

Nel 2006 Filippo decide di cantare i suoi brani, che fino ad allora erano stati interpretati da altri.